di Maria Chiara Marchi
Si è da poco concluso il corso sperimentale “Il Coach Aziendale” ideato e realizzato da Centro Servizi P.M.I. all’interno di una più ampia azione – Perfect 50+ (Perfect fifty plus) – finanziata dalla Commissione Europea. Il corso, rivolto a imprenditori e responsabili di funzione, si poneva l’obiettivo di formare responsabili di area in grado di agire come coach aziendali all’interno dell’impresa, con particolare attenzione ai lavoratori over 50 (da qui il titolo dell’azione).
Nella cultura e nella prassi organizzativa italiana la figura del coach aziendale è ancora pressoché inesistente o appannaggio di grandi realtà multinazionali che hanno trasferito, dalle case madri straniere alle unità italiane, metodi e strumenti innovativi di management e valorizzazione delle risorse umane. In primo luogo, il corso aveva quindi l’obiettivo di sensibilizzare i partecipanti e più in generale le imprese del nostro territorio ad adottare metodi e politiche di valorizzazione e sviluppo delle risorse umane basate su un approccio che consideri l’importanza di partire dai lavoratori e dall’ascolto attivo dei loro sistemi di competenze, valori, motivazioni e bisogni professionali, per poi conciliarli con le esigenze di crescita e gli obiettivi di business dell’azienda, in una logica trasparente di confronto, condivisione e formalizzazione delle reciproche attese e aspettative provenienti dalla Direzione aziendale da un lato e dal singolo lavoratore dall’altro.
La filosofia organizzativa che si è cercato di diffondere nei partecipanti, insieme a un processo strutturato e a un set di strumenti ad hoc per lo svolgimento del ruolo di coach aziendale, è stata quella di un modo nuovo di fare management delle risorse umane, abbracciando l’approccio per cui il lavoratore inizi a divenire protagonista della propria performance lavorativa, coinvolto e responsabilizzato in percorsi di sviluppo e crescita professionali.
Naturalmente l’età e l’esperienza dei lavoratori condizionano il tipo di relazione da attivare tra questi e il coach; ad esempio, il coaching strutturato effettuato con un lavoratore over 50, normalmente esperto e detentore di un patrimonio conoscitivo prezioso per l’impresa, può configurarsi come un progetto di valorizzazione ed emersione/codificazione del suo sapere professionale tacito, con lo scopo di trasferirlo ad altri meno esperti in un’ottica intergenerazionale, oppure come volontà aziendale di supporto nell’adeguamento delle competenze ai rapidi cambiamenti imposti dalla pressione competitiva.
La metodologia formativa utilizzata è stata la consulenza di processo, che prevedeva l’alternanza di fasi preliminari in aula (in parte in modalità teorica, in parte in modalità pratica mediante simulazioni) e fasi immediatamente successive di sessioni applicative reali, affrontate direttamente nelle aziende dei partecipanti, ove era previsto il coinvolgimento di un lavoratore (individuato dall’impresa di appartenenza di ogni coach aziendale all’inizio del corso come persona con la quale avviare il nuovo ruolo di coach) con cui i coach aziendali hanno sperimentato le proprie nuove abilità e capacità, beneficiando di un feedback immediato da parte del formatore.




