231875_4365_500Rilanciare la crescita per il Paese, rafforzare ed aumentare il sistema produttivo, garantendo allo stesso tempo un’equa distribuzione dei salari basata (questa è la novità) sulla meritocrazia: la nuova disciplina, che riguarda allo stesso tempo Privato e Pubblica Amministrazione, poggia le sue fondamenta su principi largamente condivisi, tanto che al modello proposto ha aderito tutto il mondo dell’impresa e tutte le sigle sindacali più rappresentative tranne Cgil.

E a proposito di sindacato, mentre Cisl Uil e Ugl sottoscrivono, cambia volto anche la comunicazione tra associazioni di categoria e azienda, in una logica di condivisione fortemente auspicata, prima di tutti, dalla Presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. E  parla di condivisione e partecipazione anche Pietro Ragazzini, segretario Generale Cisl Emilia Romagna: “la filosofia è quella di relazioni sindacali basate sempre sulla partecipazione attiva – precisa – che passa attraverso diversi interventi sulle condizioni di lavoro, ma anche cercando di estendere l’area di contrattazione il più possibile, portandola quindi anche a quella di 2° livello. A tutto questo si può giungere – continua Ragazzini -  attraverso la via del dialogo e contemporaneamente della resistenza al cambiamento (a mio avviso epocale) che coinvolge anche i rapporti tra sindacato e azienda, cercando sempre di garantire la pluralità degli interessi e con la priorità assoluta di migliorare le condizioni di lavoro, soprattutto in termini di sicurezza”.

Il “baricentro” del nuovo sistema sembra risiedere nella volontà di lasciare sostanzialmente libera la contrattazione tra lavoratori, rappresentati o meno dai sindacati, e aziende: per alcune categorie, quale ad esempio quella dei dirigenti, è prevista infatti la possibilità di stipulare accordi individuali, principalmente per determinare i criteri di quantificazione delle retribuzioni.
Un vantaggio? Collegare ancor più strettamente lo stipendio, in questo caso del dirigente d’azienda, alla sua reale produttività, in una logica (ancora una volta) di condivisione dei risultati perseguiti e ottenuti, nella realizzazione di obiettivi aziendali.

Il punto debole, secondo la critica, risiederebbe proprio in questa possibilità di deroga alle disposizioni previste dal Ccnl, che di fatto può escludere i lavoratori “non iscritti” al sindacato dalle disposizioni minime previste: lacuna legislativa peraltro già oggetto di discussione dal 1950, visto che in Italia non è mai stata introdotta una disciplina unitaria che attribuisse forza di legge al documento.

Ma questo è solo un aspetto della questione, ce n’è un altro forse ancora più pregnante e che alimenta le discussioni più accese: la regolamentazione estesa al settore della Pubblica Amministrazione. Per la prima volta, le medesime regole vincoleranno tutte le Associazioni d’impresa compreso il Pubblico impiego, convergendo su un documento quadro che fissa per tutti i lavoratori le stesse condizioni di base: una manovra che il Governo ha fortemente voluto per estendere il criterio di efficienza a tutti i livelli e per tutte le categorie, auspicando una maggiore presa di coscienza da parte dei lavoratori, della necessità di ridurre, non la qualità bensì il costo (anche politico) del lavoro.

E’ d’accordo con il ministro Sacconi anche il segretario Ugl Renata Polverini, secondo la quale tra le manovre possibili, può esserci l’introduzione della settimana lavorativa cosidetta “corta”: “un’idea che potrebbe essere sviluppata e affiancata – spiega -  ai contratti di solidarietà”. Secondo Confindustria è importante premiare gli incrementi di produttività, trovando nuove convergenze e dando segnali di fiducia, concrete “boccate d’ossigeno” soprattutto alle Pmi: a partire dagli sgravi fiscali per chi fa apporti di capitale o reinveste gli utili nell’azienda, ma non solo. Il nuovo modello prevede infatti la detassazione dei premi aziendali, e che gli aumenti dei salari vengano calcolati sulla base di un indice nuovo, determinato a livello europeo e costruito sui prezzi al consumo.

Una ricerca condotta dal Centro studi di Confindustria, stima che nel triennio 2009-2011 il beneficio complessivo sugli stipendi si aggirerà intorno ai 1000 euro (+9,4%) dalla Riforma del modello contrattuale, mentre il nuovo indice raffredderà la spinta sui prezzi, traducendosi in una duplice tutela dei lavoratori e della loro capacità effettiva di spesa.