
- Federica Guidi
Rigore, spirito di sacrificio e una visione olistica dell’azienda. Sono solo alcuni dei tratti distintivi di Federica Guidi, direttore generale della Ducati energia. Oggi Federica Guidi è presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria, ma la sua avventura nella società paterna è iniziata dal basso: nessuna concessione alla figlia del capo.
“Non esiste nessun diritto divino o di nascita. Nella vita come in azienda, che è un soggetto vivo, che deve accettare o rifiutare l’apporto di ciascun singolo in base alle sue competenze. Ed è giusto ancor di più per chi parte da una posizione privilegiata, come la figlia del capo”.
A distanza di pochi anni possiamo già parlare dei primi successi. In particolare il suo trionfo professionale è considerato la joint-venture con la società indiana Kinetic Communication da cui nasce la Ducati Energia India.
“Più che di trionfo si tratta della prima operazione di una certa importanza, sia dal punto di vista economico che strategico, che ho seguito fin dall’inizio, coronando la mia attività con la firma dell’accordo. Un’operazione classica: mi occupavo di acquisti e di logistica ed ero frequentemente all’estero. L’azienda era in cerca di opportunità per entrare nei mercati emergenti, cinese ed indiano. Un contratto di fornitura si è trasformato nel progetto che ci ha condotto alla creazione di Ducati Energia India: a distanza di tre anni la società dà grandi soddisfazioni e, soprattutto, grazie allo stabilimento indiano siamo presenti in un mercato competitivo in cui sarebbe impossibile entrare senza una base produttiva in loco”.
La delocalizzazione è quindi sinonimo di internazionalizzazione?
“Certo. Delocalizzare non è solo una scelta per ridurre i costi di produzione, ma contestualmente è un modo per portare i propri prodotti nei mercati in cui barriere doganali e impedimenti logistici rendono altrimenti difficile penetrare”.
India e Cina. La crisi sta colpendo anche questi paesi?
“Sì, in modo drammatico, anche se tassi di crescita a due cifre, pur dimezzati, rimangono consistenti. Ma questi paesi stanno reagendo meglio rispetto all’Europa, con misure molto aggressive, penso al dumping nell’export, per tutelare la produzione interna”.
Cambiamo argomento. Lei viene definita una persona rigorosa. I giovani, invece, sembrano troppo concentrati sui propri diritti e poco inclini al sacrificio. Cosa ne pensa?
“Non so se sono rigorosa, a volte si tratta solo di etichette. In Italia abbiamo giovani eccellenti, anche se, senza cadere in generalizzazioni, si sono perse la dedizione al lavoro e la capacità di sacrificarsi, termine un po’ obsoleto, ma da ripristinare. E’ più facile parlare di diritti che di doveri, dimenticando che gli uni e gli altri sono due facce della stessa medaglia”.
L’Italia è un paese vecchio, sia per quanto riguarda l’ingresso nel mondo del lavoro, sia per il mantenimento delle cariche. E’ possibile ovviare al problema?
“La meritocrazia, di cui si parla tanto ma a cui si fatica a dare concreta attuazione, è la risposta a questa domanda. Non credo ci siano barriere nella nostra società: bisogna far capire ai giovani che esistono reali opportunità per migliorare la propria condizione, che i veri talenti sono semplicemente coloro che svolgono bene il proprio lavoro, qualsiasi esso sia”.
Ducati Energia, storica azienda bolognese produttrice di generatori, condensatori, contatori e strumenti elettronici di misura, come tante altre deve affrontare la crisi globale. Qual è la vostra strategia?
“Continuare a fare quello che abbiamo sempre fatto. Non tirare i remi in barca: la strategia, in un momento di crisi, è spingere ancora di più sui nostri punti di forza”.
Chiudiamo con un giudizio sul rapporto tra azienda e lavoratori in un momento in cui il ricorso alla cassa integrazione sembra una soluzione diffusa.
“La responsabilità sociale dell’impresa deriva dalla sua capacità di creare ricchezza, da reinvestire anche per dare continuità ai rapporti di lavoro e di collaborazione con i propri dipendenti. Nessun imprenditore si priva volentieri dei suoi collaboratori, anche perché è proprio nei momenti di crisi che il capitale umano e la formazione risultano strategici. Ogni lavoratore è un valore per l’azienda, ne è parte integrante. L’azienda è un’entità che sta meglio o peggio a seconda della cura che le persone che vi lavorano, dalla prima all’ultima, le dedicano. Ogni attività è importante e deve essere fatta con dedizione, con la consapevolezza che quel lavoro è determinante sul mercato”.
Una visione olistica…
“Un prodotto rappresenta l’azienda sul mercato. Per questo la faccia di un’azienda è la summa di tante facce. Quelle di tutti coloro che hanno contribuito a realizzare quel prodotto”.









